Nel giugno del
2005 ho avuto la fortuna di visitare
Istanbul, la città più
importante della Turchia, e la Cappadocia,
nella regione dell’Anatolia
(dal greco "sorgere del sole").
Sono rimasta affascinata da entrambe,
sebbene, o meglio, proprio perchè
così diverse.
E’ difficile
descrivere la Cappadocia…
si può avere un’idea
dei suoi paesaggi incredibili guardando
le foto, ma solo visitandola a piedi
ci si immerge nella sua aria pulita,
nella luce che ne modella il paesaggio
cambiandolo ad ogni ora del giorno,
in un tempo dalla dimensione ancora
umana.Da questa esperienza è
nata l’idea di proporre una
settimana di vacanza in cui la nostra
pratica yoga si svolgerà
all’aperto ma “racchiusa”
in una passeggiata in questo ambiente
così particolare.
Il cammino, prima e dopo la seduta
di yoga, sarà parte integrante
della pratica stessa: un camminare
silenzioso e consapevole.
La partecipazione
è aperta anche ad eventuali
accompagnatori. Con loro
visiteremo le chiese rupestri patrimonio
UNESCO, le città sotterranee,
le abitazioni troglodite, ci rilasseremo
al bagno turco, assisteremo alla
danza mistica dei dervisci, ci lasceremo
coinvolgere nei balli tradizionali…sempre
liberi, però, di prenderci
il nostro tempo per riposare, leggere
il libro che da troppo tempo ci
aspetta sul comodino, finire il
lavoro all’uncinetto iniziato
cinque anni fa ;-))
Poi, per
chi avrà ancora due giorni
a disposizione, concluderemo il
viaggio ad Istanbul, quella
che fu anche Bisanzio e Costantinopoli
… città affascinante,
ricca di storia, crocevia di culture.
Percorreremo insieme la città
che sorge sulle sponde del Bosforo,
lo stretto fra l'Europa e l'Asia
che unisce il Mar Nero al Mar di
Marmara.
Vi lascio con
le parole Orhan Pamuk,
lo scrittore turco a cui quest’anno
è stato riconosciuto il premio
Nobel per la letteratura:
«Ho trascorso la mia vita
ad Istanbul, sulla riva europea,
nelle case che si affacciavano sull'altra
riva, l'Asia. Stare vicino all'acqua,
guardando la riva di fronte, l'altro
continente, mi ricordava sempre
il mio posto nel mondo, ed era un
bene. E poi, un giorno, è
stato costruito un ponte che collegava
le due rive del Bosforo. Quando
sono salito sul ponte e ho guardato
il panorama, ho capito che era ancora
meglio, ancora più bello
di vedere le due rive assieme. Ho
capito che il meglio era essere
un ponte fra due rive. Rivolgersi
alle due rive senza appartenere».
Informazioni:
viao via telefono (347-0438969
- Daniela Cerati).