All’avvicinarsi
del capodanno del 1992 Tiziano
Terzani si trova di fronte
ad una scelta difficile: anni
addietro un indovino lo aveva
avvertito di non volare durante
l’anno che sta per iniziare,
altrimenti avrebbe corso un
gran rischio di morire.
Che fare? La sua mentalità
occidentale fatica ad accettare
la prospettiva che il cammino
della nostra vita possa essere
già segnato, d’altro
canto vive da anni in Asia
dove le persone lo considerano
fatto apparentemente normale.
TT al fine sceglie di vivere
quest’anno accettando
il modo di pensare del continente
che lo ospita. Pellegrinerà
per terra e per mare e non
mancherà a nessuno
degli appuntamenti che il
suo mestiere di giornalista
gli richiede, anzi (fortuitamente?)
riuscirà ad essere
nel posto giusto al momento
giusto. Incontrerà
la piccola Asia, quella che
dalle ali di un jet non avrebbe
mai potuto vedere.
|
|
Due brevi brani.
Il primo nasce dall’incontro
nella jungla con un gruppo
di prigionieri del regime
birmano condannati ai lavori
forzati.
[…]
E' strano stare davanti a
una tale nefandezza, dover
prendere mentalmente delle
note, scattare delle foto
senza dar troppo nell'occhio,
cercare di non mettersi in
pericolo, di non dare a quei
disgraziati più problemi
di quanti già ne avessero
e accorgersi poi di non aver
avuto neppure il tempo di
commuoversi, di scambiare
una parola di semplice umanità.
Improvvisamente si hanno gli
occhi su un abisso di dolore,
si cerca di immaginarsene
il fondo e la sola cosa che
viene da chiedere è:
«E quelle?» indicando
le catene.
[…]
E' un aspetto, questo, dello
strano mestiere di cronista
che non cessa di affascinarmi
e, al tempo stesso, di inquietarmi:
i fatti non registrati non
esistono. Quanti massacri,
quanti terremoti, avvengono
nel mondo, quante navi affondano,
quanti vulcani esplodono e
quanta gente viene perseguitata,
torturata e uccisa! Eppure
se non c'è qualcuno
che raccoglie una testimonianza,
che ne scrive, qualcuno che
fa una foto, che lascia traccia
in un libro, è come
se quei fatti non fossero
mai avvenuti! Sofferenze senza
conseguenze, senza storia.
Perché la storia esiste
solo se qualcuno la racconta.
|