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TITOLO:
Libertà dal conosciuto
AUTORE: Jiddu
Krishnamurti
EDITORE: Astrolabio
Ubaldini
ISBN: 88-340-0400-0
ARGOMENTO: Saggistica
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Jiddu Krishnamurti
(Madanapalle, Andhra Pradesh,
India, 12 maggio 1895 - Ojai,
California, 18 febbraio 1986),
fu un libero pensatore indiano,
che non volle appartenere
a nessuna organizzazione,
nazionalità o religione.
Quello che stava a
cuore a Krishnamurti era la
liberazione dell'uomo dalle
paure, dai condizionamenti,
dalla sottomissione all'autorità,
dall'accettazione passiva
di qualsiasi dogma.
Il dialogo era la forma di
comunicazione che preferiva.
Voleva capire insieme ai suoi
interlocutori il funzionamento
della mente umana e i conflitti
dell'uomo.
Riguardo ai problemi della
guerra e della violenza in
genere, era convinto che solo
un cambiamento dell'individuo
può portare alla felicità
e che le strategie politiche,
economiche e sociali non siano
soluzioni radicali alla sofferenza
umana. Insisteva sul rifiuto
di ogni autorità spirituale
o psicologica, compresa la
propria, ed era interessato
a capire come la struttura
della società condizioni
l'individuo.
Libertà dal
conosciuto è
un’antologia delle sue
riflessioni sulla condizione
dell’uomo e sugli eterni
problemi del vivere. Rappresenta
un’agile introduzione
al suo pensiero.
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Un
libro spiazzante.
Poche pagine (meno di 100),
ma dense.
Non sempre facili.
Un abbrivio
fulminante, libertà
dal conosciuto, sia dai condizionamenti
di secoli e secoli della nostra
società, sia da quelli
derivanti dalle esperienze
personali precedenti: ogni
momento è nuovo, va
preso per quello che è,
abbandonando pre-giudizi.
Krishnamurti scrive: “siamo
persone di seconda mano”.
L’autore
non indica una via. E ci è
difficile farcene una ragione.
Noi abbiamo bisogno di un
metodo. Ci si aspetta, una
volta demolite le nostre timide
certezze, che ci proponga
il suo modo di vedere le cose.
Ma Krishnamurti non vuole
essere un maestro, un fondatore
di una nuova religione, un
leader carismatico. Quale
sia la via, uno ha da percorrerla
da sé, liberandosi
da condizionamenti e suggerimenti
pre-esistenti. Guidati da
quello che è e non
da quello che è stato.
Qualche
volta penso che anche noi
yogapraticanti ci assorbiamo
in uno schema. Con le sue
peculiarità, ma uno
schema.
Un rito che ha l’indubbio
vantaggio di poter essere
personalizzato, ma che spesso
perseguiamo secondo le tracce
di altri. Lo facciamo con
il convincimento che la nostra
pratica ci faccia star meglio.
E’ vero o siamo solo
vittima di un altro stereotipo?
Leggendo
tra le righe del libro credo
si possano estrarre un paio
di consigli:
- approfondire la conoscenza
dell’io. Interrogarsi
su cosa veramente siamo. Osservarci.
- Liberarsi dalle nostre paure
ed ansie, fardello del passato.
Creano attrito, bloccando
la nostra energia, che può
essere veramente infinita.
Libertà
dal conosciuto è anche
leggere il libro non facendosi
condizionare dai commenti
presenti in questa recensione.
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Rupert
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| In
questa perenne battaglia che
chiamiamo vivere, tentiamo
di fissare un codice di comportamento
conforme alla società
in cui siamo cresciuti, sia
essa una società comunista
o una cosiddetta società
libera; accettiamo un modello
di comportamento come parte
della nostra tradizione in
quanto Indù, o Musulmani
o Cristiani, o qualsiasi cosa
ci capiti di essere. Osserviamo
qualcuno per sapere quale
sia il comportamento giusto
e quale quello sbagliato,
e nel seguire questo modello
il nostro comportamento e
il nostro pensiero diventano
meccanici, le nostre reazioni
meccaniche. Tutto ciò
possiamo notarlo molto facilmente
in noi stessi.
Per secoli siamo stati nutriti
dai maestri, dalle autorità,
dai libri, dai santi. Diciamo:
“ditemi tutto, cosa
c’è al di là
delle colline e delle montagne
della terra?” e restiamo
soddisfatti delle loro descrizioni,
il che significa che viviamo
di parole e che la nostra
vita è superficiale
e vuota. Siamo persone di
seconda mano. Abbiamo vissuto
basandoci su quello che ci
è stato detto, o guidati
dalle nostre inclinazioni,
tendenze, o costretti ad accettare
dalle circostanze e dall’ambiente.
Siamo il risultato di ogni
forma di influenza, e non
c’è niente di
nuovo in noi, niente che sia
stato scoperto da noi stessi:
niente di originale, intatto,
chiaro.
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