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Lo
Yoga Sutra è l’opera
più antica che tratta
di yoga. Benché
gli studiosi lo facciano risalire
a circa duemila anni fa (I
sec. a.C. – I sec. d.C.)
l’autore, o meglio,
il compilatore – Patanjali
– non ha fatto altro,
con ogni probabilità,
che codificare una tradizione
orale già esistente
e molto più antica.
L’opera si compone di
quattro capitoli (pada) per
un totale di 196 aforismi
(sutra).
Il termine “sutra”
designa l’intera opera
ma è d’uso comune
chiamare con lo stesso nome
ogni singolo aforisma. Letteralmente
la parola significa “filo”:
un filo invisibile come quello
di una collana di perle, che
lega insieme gli aforismi
unendoli in una ghirlanda.
Lo Yoga Sutra fissa con sintetica
precisione i principi fondamentali
dello yoga, lasciando ad altri
trattati minori (per quanto
autorevoli) il compito di
entrare in dettaglio circa
questo o quell’argomento.
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II,1 L’ascesi
(tapas), lo studio delle scritture
(svadhyaya), l’abbandono
al Signore (Isvara pranidhana),
costituiscono il Kriya Yoga.
"Kriya
yoga… lo yoga che si
realizza attraverso l’azione".
II,2
(Esso serve) per realizzare
il Samadhi e attenuare le
sofferenze (klesa).
Si può dire che il
Kriya Yoga ha lo scopo finale
di realizzare il samadhi e
quello, più specifico
ed immediato, di attenuare
i klesa, le afflizioni di
cui parlerà l’aforisma
seguente; attenuare non vuol
dire inibire, ma significa
comunque raggiungere una tappa
indispensabile per la realizzazione
delle mete successive […]
II,3
I klesa sono: ignoranza (avidya),
egoismo (asmita), attaccamento
e avversione (raga e dvesa),
sete di vivere (abhinivesa).
I klesa possono essere definiti
cinque forme di ignoranza,
nel senso che dal primo di
essi, avidya, derivano gli
altri quattro. L’ignoranza
non è qui intesa però
nel senso comune del termine,
ma in quanto falsa conoscenza,
insita nell’essere vivente,
che nasce dall’identificazione,
o dalla sovrapposizione, del
Sé con il non-sé
[…]
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