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Aldo
Carotenuto, psicoanalista,
è tra le figure più
significative dello junghismo
italiano e internazionale.
E’ membro dell’American
Psychological Association
e presidente del Centro Studi
di Psicologia e Letteratura.
Professore di Psicologia della
Personalità all’Università
di Roma. Ha scritto oltre
30 libri, alcuni dei quali
tradotti nelle maggiori lingue
europee e in giapponese. Tra
le sue opere:
Eros e Pathos, Amare e Tradire,
La chiamata del daimon, La
nostalgia della memoria, La
strategia di Peter Pan, Riti
e Miti della seduzione, Le
lacrime del male, L’eclissi
dello sguardo, Vivere la distanza,
Il fascino discreto dell’orrore,
Attraversare la vita, Breve
storia della Psiconanalisi,
Il fondamento della personalità,
Diario di una segreta simmetria,
L’ultima medusa, L’anima
delle donne.
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Amore e vendetta, passione
e dannazione. Non c’è
migliore atmosfera se non
quella della terra bruciata
dal sole della Sicilia, per
raccontare le più oscure
passioni dell’animo
umano. Cielo e terra, madre
e terra, vento e terra. Qualcosa
si muove, cambia, scompare
e qualcosa invece che resta,
che ritorna, che riaffiora.
E’ questa l’antitesi
lungo cui si muovono le grandi
passioni. E’ questa
la storia di Maestrale, un
film di Sandro Cecca.
Tre
uomini e una donna, che non
può dimenticare, che
non vuole dimenticare. Sullo
sfondo l’isola di Pantelleria
e di quel vento che ritorna
come presagio di un passato
da vendicare, i personaggi
bruciano tutte le loro energie,
ogni istante della loro vita,
inseguendo l’amore.
Un amore che, come spesso
accade, non è mai completamente
solare.
Certe esperienze sono veramente
difficili da raccontare. Non
si può capire la potenza
di un desiderio, se prima
non ci si è lasciati
prendere da quella ossesione
che non passa, che travolge
qualsiasi convenienza e qualsiasi
scrupolo morale. Non si può
comprendere la vendetta, se
prima non si è sacrificata
un’intera esistenza
al pensiero di un riscatto.
Sono
passioni estreme, che non
hanno nulla a che vedere con
quello che solitamente, inconsapevoli,
chiamiamo “amore”.
Quella routine, che ogni giorno
ci porta da casa al lavoro
e dal lavoro a casa, senza
che mai si lasci intuire il
pur minimo imprevisto, non
possiamo chiamarlo amore.
Non brucia, non infiamma,
non riscalda. Forse lo era
un tempo, quando l’attesa
del ritorno dilatava i minuti
all’infinito, quando
il pensiero di qualcuno che
ci aspetta divorava le giornate.
Ma adesso non lo è
più: ha acquisito il
sapore dell’abitudine,
del conforto e, forse, persino
della noia. E’ molto
meno vitale, ma è anche
molto più rassicurante,
perché insieme al piacere
è scomparso anche il
dolore o la paura di dover
perdere qualcosa di importante.
Non è più solare
e tantomeno oscuro.
L’indifferenza
ha il pregio – se di
pregio si può parlare
– di livellare le luci,
di confondere i colori più
accesi in una tonalità
di grigio, che non può
dare gioia e nemmeno ferire.
Ma ai più fortunati,
capita ancora di incontrare
l’imprevisto. E, allora,
qualcosa ricomincia a bruciare.
Si risvegliano emozioni che
credevamo di aver disconosciuto,
si riaccendono il desiderio
di possedere l’altro
e la paura di perderlo. Le
giornate riprendono a scorrere
guidate da un unico pensiero:
quel volto, quella voce, quel
nome.
Alla
dimensione solare di una rinascita
spirituale si accompagna quasi
da subito la dimensione ctonia
della morte, perché
l’altro è il
detentore della nostra vita,
nel bene come nel male. E’
lui che può renderci
felici con un sorriso. E’
lui che può annientarci
con la sua indifferenza.
Davanti alle passioni estreme
non abbiamo alcun controllo
delle nostre decisioni: qualcosa
da dentro ci spinge ad agire,
ignorando il buonsenso. Nell’amore,
come nella gelosia e nella
vendetta, siamo guidati da
forze molto arcaiche. Per
questo motivo, improvvisamente,
i ricordi e i fantasmi si
fanno più vivi.
Molti
mi chiedono se è possibile
mediare, se tra un eccesso
e l’altro è possibile
trovare la via di mezzo che
consente di gioire senza soffrire,
di amare senza anche dover
odiare.
Purtroppo no. La tensione
degli opposti è ciò
che mantiene vivo un rapporto,
e il prevalere dell’uno
sull’altro significa
inevitabilmente la morte di
qualcosa. Bisognerebbe saper
mantenere un equilibrio perfetto
e soprattutto saper riconoscere
e comprendere anche gli aspetti
meno gratificanti delle passioni.
Ma chi può vivere in
eterno in bilico tra il paradiso
e l’inferno? L’amore
purtroppo è pensato
per l’eternità,
ma si realizza nell’istante.
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