Addestrare la mente, proprio
come fosse un cane fedele
e ubbidiente, alla giusta
azione, al comportamento
equanime nelle relazioni
interpersonali, di amicizia,
lavoro o amore. L’autore
propone da punti di vista
sempre originali una filosofia
personale della libertà
che attinge alla metafisica
indiana per suggerire l’attitudine
mentale più efficace
nei confronti dei grandi
temi esistenziali: i misteri
della nascita, il cammino
della conoscenza, la relazione
con la natura, l’amore,
la malattia, la morte.
Uno straordinario
vademecum filosofico che
parte dalla coltivazione
del Sé come presenza
permanente e luminosa
in grado di accompagnare
l’uomo e dirigerlo
verso una consapevolezza
e una semplicità
nel quotidiano che preludono
al risveglio spirituale.
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Un problema che dobbiamo
cercare di comprendere riguarda
l’abitudine mentale.
Se pensiamo costantemente
pensieri di un certo tipo,
cosa potrà fare la
povera mente? Dalla primissima
infanzia le si dice:”Va
bene, mente, sei libera. Pensa
quel che vuoi pensare. Vedi
quel che vuoi vedere. Coltiva
qualsiasi emozione, negativa
o positiva, ti senti di intrattenere”.
Se avete un cane e non lo
allenate mai, potete iniziare
a farlo improvvisamente, quando
ha otto anni di età?
Se mai dovessi avere un cane
gli darei un nome, lo chiamerei
Mente. E lo addestrerei in
modo accurato, così
che se gli dicessi “Mente,
siedi”, si siederebbe,
oppure “Mente, fermati!”,
allora si fermerebbe. E’
il mio cane e spetta a me
addestrarlo.
Così la meditazione
consiste nell’addestrare
il cane di vostra proprietà,
la mente, in modo da imprimere
in essa una nuova direzione.
Se avete creato tensione,
imparate a rilassarvi. Se
avete prodotto negatività,
imparate a divenire positivi.
E allora la mente cambia in
modo graduale, ma si tratta
di un processo che ovviamente
richiede tempo.
[...] Allo stesso modo sedere
per la pratica di meditazione
è come spazzolare i
denti, fare la doccia o lavarsi
il viso o portare gli abiti
in lavanderia – portare
la mente in meditazione per
divenire puliti, calmi, più
quieti e purificati. Ci vuole
tempo per cambiare le abitudini
mentali, per modificare il
tipo di reazione abitudinaria
che mostriamo verso l’ambiente
circostante e che domina le
nostre relazioni. Sta a noi
scegliere il tipo di risposta.
[...] È in nostro potere
farlo. Immaginate di essere
in un posto qualsiasi, di
essere soli. Il fatto di essere
lontani e soli è oggettivo;
è un fatto neutrale.
In sé non è
buono, né cattivo.
Non si tratta di un fatto
piacevole, né doloroso.
Siete oggettivamente lontani,
soli, distanti dagli amici,
dalla famiglia. Quindi avete
la possibilità di scegliere
fra due emozioni: soffrire
la solitudine o godere la
solitudine. Si tratta di una
scelta cosciente. Della vostra
scelta.
Trovo che molte persone, quando
entrano in una situazione
– in ogni nuova situazione,
persino voluta fortemente,
come il posto di lavoro tanto
desiderato, il matrimonio
cui aspiravano – si
chiedono: “Vediamo,
come posso soffrire qui?”.
E da quel momento soffrono.
Se a me capita di
entrare in una nuova situazione
mi dico: “Come posso
gioire qui?”.
Perché dovrei soffrire
le cose che mi farebbero soffrire?
Perché non dovrei gioire
delle cose che mi farebbero
gioire? Così ne gioisco.
Intendiamoci, richiede allenamento.
Puoi sedere di mattina, di
pomeriggio o sera –
ogni volta che hai tempo –
e lentamente eseguire gli
esercizi di meditazione.
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