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una delle sue passeggiate in
Provenza, Jean Giono ha incontrato
una personalità indimenticabile:
un pastore solitario e tranquillo,
di poche parole, che provava
piacere a vivere lentamente,
con le pecore e il cane. Nonostante
la sua semplicità e la
solitaria solitudine nella quale
viveva, quest'uomo stava compiendo
una grande azione,
un impresa che abrebbe cambiato
la faccia della sua terra e
la vita delle generazioni future.
Una parabola sul rapporto uomo-natura,
una storia esemplare che racconta
"come gli uomini potrebbero
essere altrettanto efficaci
di Dio in altri campi oltre
la distruzione". |
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L'uomo parlava poco, com’è
nella natura dei solitari,
ma lo si sentiva sicuro di
sé e confidente in
quella sicurezza. […]
Divise con me la minestra
e, quando gli offrii la borsa
del tabacco, mi rispose che
non fumava. Il suo cane, silenzioso
come lui, era affettuoso senza
bassezza.
[…] Il pastore che non
fumava prese un sacco e rovesciò
sul tavolo un mucchio di ghiande.
Si mise a esaminarle l’una
dopo l’altra con grande
attenzione, separando le buone
dalle guaste. Si mise a esaminarle
l’una dopo l’altra
con grande attenzione, separando
le buone dalle guaste. Io
fumavo la pipa. Gli proposi
di aiutarlo. Mi rispose che
era affar suo. In effetti:
vista la cura che metteva
in quel lavoro, non insistetti.
Fu tutta la nostra conversazione.
Quando ebbe messo dalla parte
della buone un mucchio abbastanza
grosso di ghiande, le divise
in mucchietti da dieci. Così
facendo, eliminò ancora
i frutti piccoli o quelli
leggermente screpolati, poiché
li esaminava molto da vicino.
Quando ebbe davanti a sé
cento ghiande perfette, si
fermò e andammo a dormire.
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