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Il problema certe
volte è la parola.
Arrivo a sera che
capace non ho aperto bocca,
ho parlato tutto il giorno
con me stesso ma non ho aperto
bocca. Allora mi sono inventato
‘sto modo, mi racconto
le cose, mi dico quello che
faccio, mi do i consigli,
le sgridate. E ho visto che
è meglio, il suono
è meglio. Perché
la voce interna è pericolosa,
non te ne accorgi e cali,
vai sempre più giù,
in grotta, rimescoli il passato,
e ti dai ragione, troppa,
e troppi torti agli altri.
E la voce, dentro, comincia
a farsi grossa, la testa comincia
a rimbombarti come un locomotore,
senti l’eco delle tue
parole, un fischio lungo che
rimane. Ma siccome non sei
muto, la voce piglia e una
mattina esce, si fa un giro.
Esce! (Urla, ulula come un
cane notturno.) ed è
una voce brutta, che sputa
contro tutti. E più
gridi più non ci capisci
un cazzo, sei un alveare senza
la regina. La gente si spaventa,
le piccolette di tredici anni
che vanno a scuola, le vecchie
con la tortina di riso in
mano, e tu lì, eremita
sul marciapiede, sempre più
incazzato, che vuoi spiegare
a chi passa: la ragion di
stato! La ragion di stato!
Io sono un profeta! Io sono
un principe! No, ci vuole
ordine. Zorro lo sa, si tiene
sotto controllo, si fa le
sue chiacchierate, sente il
suono, controlla se tutto
è regolare. Perché
la tentazione di andarsene
fuori come un missile, quella
c’è sempre. Certo,
per voi Cormorani è
più facile. C’avete
il sistemino, uno solo per
tutti, che non va bene quasi
a nessuno ma si fa finta di
sì, ci andate
appresso come sul tapis roulant.
Vi viene comodo, sennò
non ci stareste in così
tanti, anche se dentro non
vi reggete in piedi, zuppi
come pan di spagna nel liquore,
eppure andate, fate, regolari
voi, regolari. Camminate sul
tapis roulant, regolari, con
la moglie, i figli, la sciarpa,
l’occhiale bruno. Ma
a me non mi fregate. Zorro
vi guarda. Siete tutti scoppiati,
eh Cormorani? Basta farvi
così (schiocca le dita)
e venite giù come shangai.
Intendiamoci, se tutti smetteste
di fare il vostro bel dovere
e veniste a deambulare qui
con me sull’asfalto,
sarebbe un bel guaio, non
avrei più la mia pace,
la mia sacrestia, i vostri
bidoni di immondizia. Voi
non ci credete, ma io qui,
non sempre ma certe volte,
dal nero, mi son visto davanti
la gioia. Allora
mi dico: vedi, Zorro, ognuno
ha la sua favola, e questa
è la tua, solo tua.
Loro non lo sanno, non lo
immaginano a vederti ridotto
così, e questo è
il bello. Perché
il sogno è bello in
solitudine, stretto nelle
mani nude, magari sporche,
magari dure, che quando le
strofino fanno un rumore di
cartone. Restate
lì dove siete, Cormorani,
nelle vostre ludoteche, paninoteche,
enoteche, emeroteche…
Nelle vostre teche.
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