Lo stress, finora considerato alieno dallo
stile di vita indiano, è oggi uno
dei maggiori fattori di rischio per vari
disturbi, a livello cardiaco ma non solo.
Le vittime non sono circoscritte ai dirigenti
sotto pressione ma anche donne lavoratrici,
professionisti e perfino bambini. Con i
ritmi veloci della vita moderna sono molto
aumentati i disturbi collegati allo stress
come l’infarto, l’ulcera peptica,
l’artrite, le allergie, i problemi
sessuali, i disordini intestinali, ecc.
Selye e Levi hanno definito lo stress come
la risposta generica dell’organismo
allo stimolo stressante, la cui funzione
primaria è quella di preparare il
corpo per un’attività fisica
di lotta o di fuga. La reazione che costituisce
lo stress investe tutto l’organismo
ed è estremamente utile perché
favorisce l’adattamento della persona
agli improvvisi avvenimenti negativi; per
questo è chiamata reazione di adattamento.
Essa è fondamentale per la sopravvivenza
e perciò è chiamata eustress.
Se, invece, il soggetto non ha i mezzi per
lottare o fuggire, l’eustress si trasforma
in distress (stress cronico) che si manifesta
con sintomi psicosomatici e disturbi. Tale
situazione a lungo andare determina una
diminu¬zione della capacità di
risposta e di adattamento, la cosiddetta
sindrome da esaurimento.
Le cause dello stress possono essere fisiche
(incidenti, ustioni, interventi chirurgici,
infezioni, ecc.), psicologiche (conflitti,
convinzioni errate, dubbi, ecc.) ed emotive
(paura, ansia, odio, rabbia, avidità,
ecc.).
Indipendentemente dalla causa, gli effetti
dello stress si manifestano nel cervello
e da qui nel corpo causando squilibrio nel
sistema nervoso autonomo e in quello endocrino.
I pericoli dello stress diminuiscono la
qualità di vita e possono portare
a molti disturbi che si manifestano a livello
organico dopo essere passati dalla fase
psichica, psicosomatica e somatica.
I medicinali ansiolitici e antidepressivi
sono disponibili per la cura nelle fasi
somatica e organica dello stress, mentre
lo yoga è più utile nel controllo
e trattamento delle fasi psichica e psicosomatica.
Lo scopo principale dell’approccio
yogico allo stress non è tanto quello
di lottare contro i sintomi (come paura,
rabbia, palpitazioni, insonnia, ecc.) ma,
piuttosto, di eliminare la causa. Secondo
lo yoga lo stress è uno squilibrio
a livello mentale, fisico o emotivo. Lo
stress non è la causa delle malattie:
la causa è l’incapacità
ad affrontare una situazione in cambiamento.
Qual è la soluzione? Combattere la
situazione stressante o sviluppare e rafforzare
il nostro potenziale e la capacità
di gestire la situazione? La ragione per
cui molti corsi di gestione dello stress
non portano un sollievo duraturo dal fardello
dello stress è che il loro approccio
riguarda il reagire alle influenze esterne
mentre la causa, in realtà, è
interna. La gestione dello stress può
essere raggiunta con cambiamenti attitudinali
e altre modifiche alla propria vita.
I metodi yoga includono il buon mantenimento
del corpo fisico attraverso la pratica di
asana, il risveglio dell’energia vitale
con il pranayama e il rilassamento con yoga
nidra.
Lo Yoga equilibra, armonizza e porta integrazione
fra la salute fisica e mentale.
Secondo i testi classici la definizione
di asana è “Sthiram sukham
asanam”. “Sthiram” è
l’equilibrio, l’omeostasi, “sukham”
è la piacevolezza e “asanam”
è la postura fisica.
La postura fisica quindi produce l’omeostasi
del sistema ripristinando l’equilibrio
endocrino, l’armonia del sistema nervoso
autonomo, la regolazione delle secrezioni
e l’ottimizzazione delle funzioni
di tutto il corpo.
Inoltre il dolce streching durante gli asana
invia impulsi di rilassamento dai muscoli
al cervello, inducendo uno stato di calma
mentale.
Quando si sta a lungo in piedi o seduti
i muscoli accumulano stress e, di conseguenza,
acido lattico, dando una sensazione di rigidità
quando ci si sveglia la mattina.
Per rimuovere la rigidità è
molto utile la pratica semplici asana di
allungamento dolce dei muscoli e di massaggio
delle articolazioni. Esse migliorano la
circolazione e, di conseguenza, aiutano
a drenare le tossine.
In generale gli asana attivano, tonificano
e rivitalizzano gli organi, massaggiano
le articolazioni, allungano e rilassano
i muscoli, ottimizzano la secrezione delle
ghiandole endocrine, sviluppano vigore e
promuovono la consapevolezza interna.
Concentrazione, consapevolezza e rilassamento
sono parte integrante durante la pratica
degli asana che, altrimenti, diventerebbero
dei semplici esercizi meccanici.
Pranayama è generalmente definito
il controllo del respiro. Sebbene vi sia
anche questo aspetto in alcune delle tecniche
utilizzate, tale definizione è limitata.
Infatti la parola “pranayama”
è composto da “prana + ayama”,
dove per “prana” si intende
“forza vitale” e per “ayama”
“estensione, espansione”. Quindi
“pranayama” significa “l’estensione
o espansione della dimensione del prana”.
Le tecniche di pranayama insegnano un metodo
in cui il flusso del prana nei canali energetici
è regolato, attivato e purificato,
inducendo stabilità fisica e mentale.
Le attività fisiche come l’esercizio,
il lavoro, il sonno, l’assunzione
di cibo, l’attività sessuale
incidono sulla distribuzione e sul fluire
del prana nel corpo.
Facoltà della mente come le emozioni,
i pensieri e l’immaginazione influiscono
ancora di più sul corpo pranico.
L’irregolarità dello stile
di vita, abitudini alimentari non corrette
e lo stress impoveriscono e ostruiscono
il flusso di prana. Di conseguenza la persona
sperimenta una sensazione di svuotamento
energetico. L’impoverimento a livello
energetico porta alla devitalizzazione degli
organi e delle membra e, infine, alla malattia
o a una disfunzione metabolica.
Le tecniche di pranayama invertono questo
processo, energizzando ed equilibrando il
corpo pranico. E’ opportuno che tali
tecniche siano praticate dopo gli asana.
Uno dei bisogni più importanti nella
società attuale è quello di
imparare a rilassarsi. Per lo yoga il sonno
non è rilassamento. Il rilassamento
è intesto come uno stato in cui si
passa dall’attenzione agli stimoli
esterni alla consapevolezza interiore mantenendo
equilibrio e stabilità.
La pratica di yoga nidra permette di rilassare
la mente disturbata ed agitata che impedisce
il rilassamento.
Nel 1988 è stato effettuato uno studio
da parte del Dr A.K. Ghosh al Charing Cross
Medical School di Londra che ha dimostrato
come la meditazione e, specialmente, yoga
nidra modifichino la reazione allo stress
e portino ad un progressivo e sistematico
rilassamento inducendo un aumento nel cervello
delle onde alpha.
Le onde alpha sono oscillazioni elettromagnetiche
(la cui frequenza va dagli 8 ai 12 Hz) che
derivano dall’attività sincrona
e coerente (in fase, costruttiva) di grandi
gruppi di neuroni nel cervello. Sono anche
chiamate onde Berger in memoria dello scopritore
dell’EEG (elettroencefalogramma, che
registra l'attività elettrica cerebrale
tramite elettrodi di superficie posizionati
sulla testa).
Tali onde originano soprattutto dal lobo
occipitale durante i momenti di rilassamento
ad occhi chiusi. Al contrario sono attenuate
con gli occhi aperti oppure durante la sonnolenza
e il sonno.
La modifica dell’attitudine e dello
stile di vita sono i due pilastri su cui
fonda la gestione dello stress attraverso
lo yoga. Il cambio attitudinale è
raggiunto sviluppando attitudini positive.
La letteratura yoga lo spiega parlando di
asakti (attaccamento), anasakti (non-attaccamento)
and vairagya (distacco).
Asakti letteralmente significa attrazione
con aspettativa e coinvolgimento dell’ego
verso alcuni oggetti e persone. Questo porta
a “raga”, il desiderio, “dwesha”,
la repulsione e “ahamkara”,
il coinvolgimento dell’ego che si
manifesta spesso con insicurezza, aggressività,
un grande bisogno di riconoscimento, possessività
ed ansia.
Di conseguenza, quando una persona ha un
alto livello di asakti spesso soffre di
frustrazione, tensione, stress psicologico
e altre tendenze nevrotiche.
“Vairagya” invece significa
distacco o, meglio, non dipendenza dalle
cose materiali e dalle relazioni personali.
Questo è molto difficile da raggiungere
per chi ha una vita nella società.
E’ la via dei santi e degli asceti.
Per la maggior parte delle persone “anasakti”,
non attaccamento, è la via di mezzo
che può essere seguita per migliorare
la qualità di vita e il benessere
sociale. Questo porta a felicità
e pace durevoli senza essere disturbati
dall’attaccamento.
Una persona con un alto livello di anasakti
svolge tutti i suoi compiti e le sue azioni
con senso di responsabilità ma senza
aspettativa. Svolge il proprio dovere o
aiuta una persona o un’istituzione
con lo spirito di un karma yogi.
Non condanna il benessere materiale o il
supporto di una buona casa, arredamento,
comodità ma, allo stesso tempo, non
ne è attaccato. Vivere in una casa
con l’aria condizionata con le comodità
moderne o in una capanna di fango su un
materasso non fa alcuna differenza per questa
persona. Si sente felice e soddisfatto in
ogni condizione. E’ perciò
evidente che praticando anasakti nessuna
situazione stressante può farle del
male. Probabilmente questo è il miglior
modo per rimanere calmi, soddisfatti e felici.
Lo stile di vita yogico si basa sull’accordarsi
alle leggi del corpo e della natura, includendo
la dieta, il sonno, il rilassamento, l’esercizio
fisico e una routine lavorativa giornaliera.
Il modo migliore per acquisire uno stile
di vita yogico è quello di passare
qualche giorno in un ashram. Infatti per
stile di vita yogico non si intende solo
aggiungere nelle proprie attività
giornaliere la pratica di qualche asana
o del pranayama, bensì condurre una
autodisciplina una vita basata su anasakti.
Brevi sessioni di venti minuti, una dopo
il bagno alla mattina, una al pomeriggio
e una prima di andare a dormire possono
essere dedicate alla pratica yoga. L’effetto
dello yoga non è mai evidente immediatamente,
si sperimenta lentamente. Con il tempo ci
si accorge di come aumentino le capacità
di concentrazione e rilassamento.
Le tensioni mentali ed emotive generate
nella vita quotidiana piano piano cominciano
a calmarsi. E’ qui che comincia lo
yoga. Yoga non significa stare a testa in
giù o vestire abiti da guru. Lo yoga
comincia diventando consapevoli di sé
(sajagata).
Secondo lo yoga non si diventa vittime dello
stress a causa di una situazione stressante
ma per la propria incapacità di gestirla.
Di conseguenza non serve combattere lo stress
per poi diventare preda dell’alcool,
delle sigarette o di medicinali ansiolitici,
ma, piuttosto, sviluppare ed aumentare il
proprio potenziale e capacità di
gestire lo stress. Imparare a modificare
la propria attitudine e stile di vita. Praticare
regolarmente asana, pranayama, yoga nidra
aiuta a cambiare l’attitudine e a
correggere gli squilibri a livello fisico,
emotivo e mentale.
I medicinali ansiolitici e antidepressivi
non portano un sollievo duraturo, ma aiutano
a gestire alcuni dei sintomi dello stress
nella fase organica e somatica. Lo yoga
si dimostra utile nel trattare lo stress
nelle fasi psichiche e psicosomatiche, cioè
al suo insorgere.
*Asst Professor, Cardiology, Darbhanga Medical
College, Laheriasarai, Bihar, India.