Un po’ per gioco, la scorsa primavera
(*), in uno dei corsi di yoga al centro
Maitri, è uscito il discorso delle
posizioni o, in generale, delle pratiche,
preferite e di quelle, diciamo così,
meno.. simpatiche, ;-). E’
stato divertente osservare come non ci fosse
niente di generale, la posizione in cui
una persona si trovava a proprio agio era
la stessa che risultava scomoda ad un'altra….
Il gioco è poi continuato
nel diventare, ciascuno di noi, insegnante
della propria pratica preferita, cercando
di trasmetterne il piacere e il significato
agli altri, seguendo in modo particolare
coloro che la sentivano poco simpatica.
Nel clima del gioco, della battuta,
dell’incoraggiamento reciproco, sono
emersi dei grandi insegnamenti…
Lo yoga è una disciplina
pratica, solo praticando con consapevolezza
si possono cogliere le sfumature di ogni
nostro gesto, gli effetti sui diversi piani,
le difficoltà che incontriamo e il
loro messaggio recondito… e qui arriviamo
alle famose posizioni “meno simpatiche”
;-)
E’ normale sentirsi confortati da
una posizione in cui ci si sente immediatamente
a proprio agio, rilassati, o che ci gratifica
perché riusciamo ad assumerla e mantenerla
facilmente, o che conferma il nostro modo
di percepirci… altro discorso per
le posizioni che troviamo scomode, che esulano
dai nostri schemi e quindi dalle nostre
sicurezze, che ci fanno notare i nostri
limiti e le nostre tensioni, che ci creano
un senso di inadeguatezza o un sottile senso
di disagio che non riusciamo a definire,
insomma, che in qualche modo ci mettono
in discussione.
E’ il perenne gioco della
dualità, del “mi piace o non
mi piace” che diventa ricerca
e attaccamento verso l’esperienza
ritenuta piacevole e rifiuto di quella spiacevole….
anche se, come sappiamo per esperienza,
non sempre ciò che deriva dalla prima
è positivo e negativo quello che
arriva dalla seconda.
Lo yoga ci invita a guardare più
in profondità, nel modo più
neutro possibile, sviluppando l’attitudine
del testimone. Ed è allora,
quando si sente accettata, che la posizione
“meno simpatica” ci consegna
il suo messaggio. In quel momento, se riusciamo
“a stare”, grazie al respiro,
con le sensazioni, le emozioni, i pensieri
che suscita, abbiamo la grande opportunità
di imparare qualcosa su di noi, sui nostri
schemi mentali, sul nostro modo di reagire
non solo a quella posizione sul tappetino
ma, più in generale, nella vita.
La posizione “meno simpatica”
diventa maestra, amica…. e, quando
abbandoniamo l’ideale della posizione
perfetta, perfino stabile e confortevole…
in una parola, è, realmente, asana.
(*) 2006